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Poste: Articoli del comparto Poste

 

 

La strana “vittoria” dei precari postali...

Chi ha letto l’accordo del 13 gennaio ’06, con il quale Poste Italiane S.p.A. ed i sei sindacati della concertazione CGIL-CISL-UIL-CISAL-CONFSAL-UGL presuntuosamente e pomposamente proclamano la conclusione positiva della lunga stagione dell’ultima ondata di precari (1997/2005), non può che considerarlo per quello che è, materialmente e ideologicamente: un ricatto.

La parte che tiene in ostaggio circa 30.000 persone (uomini e donne, non pacchi...) chiede in cambio della stabilità (per alcuni) l’azzeramento di un pezzo di vita individuale e collettivo, fatto di migliaia di cause vinte, di attese sofferte, di speranze, di lotta, di spese, di progetti, di gioie...

E con l’azzeramento, impongono anche l’ulteriore sudditanza, l’infamia finale: quella della mobilità assoluta.

E agli altri, il calvario di una "graduatoria" disperata.

La strategia di Poste Italiane S.p.A., di vendersi sul mercato azionario privato entro il 2009, passa attraverso il sacrificio umano di migliaia di lavoratori. E il consenso delle OO.SS. firmatarie del CCNL rende agevole questo percorso e quell’obiettivo.

Occorre una “risposta dura”.

La nostra proposta “Politica” per sfuggire alla pesantezza del ricatto, è quella di una generale mobilitazione, che coinvolga tutti, chi lavora ma è ancora sotto giudizio, e chi ha iniziato il processo giudiziario.

 Occorre sapere che:

  • la scadenza per un eventuale adesione all’accordo è fissata, per i primi al 14 marzo 2006 e per i secondi al 15 maggio 2006;

  • chiunque partecipa alla lotta non è comunque escluso dalla eventuale sottoscrizione dell’accordo

  • in caso di adesione si può indicare l’Organizzazione Sindacale Cobas pt-Cub per la stesura dell’accordo stesso sia in sede sindacale che istituzionale;

  • non decidere nulla... se non in prossimità delle suddette scadenze, proseguendo intanto tutte le iniziative legali necessarie e programmate

 

L’Assemblea dei territori (Coordinamento Nazionale Precari PT) del 7 febbraio 2006 a Roma, unitamente a Cobas pt-CUB, Cobas Poste e Slai Cobas, ha deciso:

sciopero nazionale dei “precari”

(con possibili e augurabili adesioni dei colleghi) di 24 ore, il giorno di lunedì 6 marzo 2006 (con inizio dal turno montante della sera del 5 marzo), con manifestazione a Roma, davanti al palazzo delle Poste, viale Europa 190, verso le ore 12 del 6 stesso.

Perché ... se un accordo è utile ed opportuno, un accordo diverso (che assicuri a tutti un lavoro stabile) è necessario e solo un urto di massa può deciderlo.

 Milano, 8 febbraio 2006

 

Una delegazione guidata dal dr. Giovanni Ventrella di Bari - già membro del vecchio consiglio di Amministrazione P.T. - tenterà un incontro con la dirigenza P.T.


 

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e altre sedi territoriali



dal quotidiano Liberazione del 8 febbraio 2006:

Per il 6 prevista una manifestazione davanti alla sede della società per chiedere un nuovo accordo, questa volta collettivo.

I precari rifiutano il ricatto di Poste Italiane. A marzo la mobilitazione.

Valeria Rey Iprecari “ricorrenti” della società Poste Italiane non ci stanno. L’accordo sottoscritto il 13 gennaio dai sindacati Cgil, Cisl, Uil con la società per risolvere l’annosa questione dei trentamila precari in causa, 13mila delle quali passate in giudicato almeno in prima istanza e a loro favorevoli, ha un prezzo troppo alto. Per questo i precari dei Cobas Pt Cub, Slai Cobas, Confederazione Cobas Poste insieme al Comitato Nazionale dei precari e al Coordinamento ricorrenti, si sono dati appuntamento il 6 marzo a Roma, davanti alla sede centrale delle Poste, per chiedere di riscrivere un accordo, questa volta collettivo, che metta sullo stesso piano i 30mila precari in causa e che non sia una semplice “arma di ricatto” per un contratto a tempo indeterminato. Secondo quell’intesa i 13 mila con sentenza alla mano dovrebbero rinunciare entro il 16 marzo ai soldi che l’azienda ha dovuto versare sia in termini retributivi che previdenziali, restituendoli alle Poste, rinunciare all’anzianità maturata e ai contributi degli anni lavorativi riconosciuti (con effetto sulla pensione), rinunciare a 4 giorni di ferie, che passano da 32 a 28 nel nuovo contratto e anticipare di tasca propria persino il valore fiscale che l’azienda ha versato. Tutto questo per sottoscrivere un contratto ex novo, è vero a tempo indeterminato, ma che in previsione dell’ingresso di Poste in Borsa, avrà un peso certamente inferiore in termini di anzianità che tanto peso ha, invece, in vista di riorganizzazioni aziendali e di tagli al personale in una logica di mercato.

Per avere la certezza del posto il precario ricorrente, ad esempio, pagherebbe 70mila euro, 8 anni di anzianità, quelli riconosciuti dalla sentenza in primo grado, e la riduzione delle ferie.

Eppure negli ultimi anni la Cassazione ha dichiarato nulli per ben trentacinque volte quei contratti che i precari hanno agitato davanti ai giudici in primo grado e con i quali hanno ottenuto una prima vittoria. Questo vorrebbe dire che dei 13mila il 70-80% avrebbe la possibilità di ottenere in Cassazione il tanto agognato contratto a tempo indeterminato con tutti gli arretrati salariali, contributivi e fiscali.

Per gli altri 17mila lavoratori in gioco l’accordo, invece, prevede l’inserimento in una graduatoria nazionale dalla quale nei successivi tre anni la società Poste si impegnerebbe ad assumere con contratti in prevalenza a tempo determinato. Accordo questo che, di fatto, non cambia la situazione dei precari senza sentenza che, però, dovrebbero rinunciare a qualsiasi azione legale contro l’azienda. In vista di possibili riorganizzazioni aziendali la graduatoria non avrebbe alcun motivo di sussistere.

La necessità di Poste Italiane di metter fine ad un contenzioso così consistente, che potrebbe aumentare visto che dal luglio 1997 a dicembre 2005 i contratti a tempo determinato raggiungono la cifra di 80mila, rientrerebbe nella strategia messa a punto per l’ ingresso in Borsa previsto per il 2008. La Corte dei Conti ha gia ammonito Poste Italiane per i 158 milioni di euro di spese legali sostenute dalla società e per entrare in Borsa i conti devono essere a posto.


articolo postato il 2006-02-09 08:15:02

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