Nel caso che il lavoratore non sia già iscritto a una forma pensionistica o non eserciti la facoltà di scelta sulla propria liquidazione - si legge nel testo riportato dall’Ansa - il Tfr maturando è conferito alla forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore abbia accesso in relazione all’azienda di appartenenza, ovvero, in mancanza, all’attività lavorativa svolta e alle previsioni contenute nei contratti e accordi collettivi, anche aziendali, ovvero nei regolamenti di enti o aziende’.
Nel caso, invece, di lavoratori che non abbiano accesso ad alcuna forma pensionistica complementare e non abbiano espresso la loro volontà, il Tfr sarà conferito a un fondo presso l’Inps. Sarà possibile trasferirlo a qualsiasi altra forma di previdenza complementare in qualsiasi momento il lavoratore lo decida. Secondo quanto riferisce l’Ansa, la bozza di provvedimento che modifica il decreto 21 aprile 1993 n. 124 (quello che disciplina la previdenza complementare) prevede che le forme pensionistiche complementari possano essere istituite da contratti e accordi collettivi, anche aziendali; da accordi tra lavoratori autonomi o fra liberi professionisti; regolamenti di enti o aziende; accordi tra soci lavoratori di cooperative; dalle imprese di assicurazioni autorizzate dall’Isvap per le polizze individuali. Il documento ancora all’esame del ministero prevede che le forme pensionistiche individuali possano essere attuate mediante l’adesione ai fondi pensione aperti e contratti di assicurazione sulla vita ’stipulati con imprese di assicurazioni autorizzate dall’Isvap’. Questi ultimi però devono essere corredati ’da un regolamento redatto in base alle direttive impartite dalla Covip’. I lavoratori possono destinare a queste forme previdenziali integrative oltre l’accantonamento annuale del Tfr anche ’le contribuzioni del datore di lavoro alle quali abbiano diritto’. Il lavoratore può naturalmente decidere, così come previsto dalla delega di riforma della previdenza a cui si sta dando attuazione di lasciare il Tfr in azienda.
La bozza prevede per questo che la volontà sia ’espressamente manifestata’ dal lavoratore che può comunque ’in qualsiasi momento’ decidere di conferire questi accantonamenti a una forma pensionistica complementare. Il documento prevede che la posizione previdenziale integrativa del lavoratore possa essere trasferita a un altro fondo ’trascorsi due anni dall’adesione a un fondo pensione’ o a una delle altre forme pensionistiche complementari. Sono inefficaci clausole che potrebbero produrre ostacolo a questa ’portabilità’ tra i fondi. In caso di morte dell’iscritto a una forma pensionistica complementare la posizione maturata è riscattata dagli eredi. I fondi integrativi ma anche le polizze individuali dovranno essere iscritte a un apposito albo tenuto dalla Covip che eserciterà ’la vigilanza su tutte le forme pensionistiche complementari’. In particolare la Covip definirà le condizioni al fine di ’garantire il rispetto dei principi di trasparenza, comparabilità e portabilità’ che le forme complementari dovranno avere.
QUESTO E’ QUELLO CHE GOVERNO E CGIL, CISL E UIL STANNO PREPARANDO
Lo scippo del tfr a favore dei fondi pensione favorisce quanti puntano a smantellare il sistema previdenziale pubblico dando per scontato/accettato la cancellazione del diritto per tutti a una pensione pubblica dignitosa e che assicuri il mantenimento del tenore di vita acquisito con il lavoro.
Il tfr di ogni lavoratore dipendente, finirà nei fondi pensione, cioè a finanziare, attraverso il mercato azionario, le grandi aziende private o privatizzate. La RdB/CUB è l’unica sigla sindacale a dichiarare la propria contrarietà allo scippo del TFR per finanziare i Fondi per la previdenza complementare che, come ormai evidenziato dai dati statistici ufficiali, hanno un rendimento inferiore alla attuale rivalutazione degli accantonamenti per la liquidazione. Il problema, quindi, è la difesa del sistema previdenziale pubblico pesantemente attaccato nell’ultimo decennio, il ripristino del calcolo retributivo per tutti e la garanzia di una rendita pensionistica dignitosa per i nuovi lavoratori "intermittenti".
Su questi obiettivi, e non certo per la difesa dei Fondi complementari, che la RdB Pubblico Impiego chiama alla mobilitazione i lavoratori. Venerdì 18 marzo non vorremmo assistere a quanto già successo in passato, quella di uno sciopero farsa e inutile a fronte di un accordo al ribasso (dall’8% al 6%) già confezionato tra Governo e Cgil, Cisl e Uil in cambio dei fondi chiusi (gestiti da CGIL, CISL e UIL) e i rinnovi contrattuali dei lavoratori. Saremmo al paradosso che i lavoratori pubblici sarebbero chiamati a partecipare ad uno sciopero che ha, tra gli obiettivi, l’introduzione dei Fondi pensione e il conseguente smantellamento della Previdenza pubblica!!!!
Vi riportiamo la tabella dei rendimenti resi noti dalla commissione di vigilanza.
COVIP (commissione di vigilanza sui fondi pensione) La commissione di vigilanza sui fondi pensione, COVIP, ha reso pubblici i rendimenti percentuali dei fondi negoziali/chiusi a fine 2004. Da essi risulta che solo negli ultimi due anni i rendimenti dei fondi sono stati superiori alla rivalutazione del TFr; su periodi maggiori il tfr ha tutelato meglio il lavoratore. E’ la conferma che il rendimento del tfr è sicuro, quello dei fondi è a rischio.
TABELLA RENDIMENTI
Dal 31/12/99 Al 31/12/2004 (5 anni)
Dal 31/12/2000 Al 31/12/2004 (4 anni)
Dal 31/12/01 al 31/12/04 (3 anni)
Dal 31/12/02 al 31/12/04 (2 anni)
Dal 31/12/03 al 31/12/04 (1 anno)
Fondi pensioni negoziali
9,2
5,4
6,0
9,8
4,5
TFR
15,8
11,9
8,7
5,4
2,5
I rendimenti sono al netto delle imposte
NO ALLO SCIPPO DEL TFR
SI’ AL RILANCIO DELLA PREVIDENZA PUBBLICA