
Abbiamo ragioni nostre per lottare contro le politiche economiche e sociali del governo.
La “finanziaria”, tra sceneggiate piazzaiole e tatticismi parlamentari, divide tutti (a parole) e mette gli uni contro gli altri: è il solito minestrone insipido con il quale - ogni anno da sempre - cercano di “sanare” il bilancio dello Stato, secondo le “virtuose” direttive della Comunità Europea.
Ma la comunità europea è l’insieme dei governi nazionali e quindi non può rappresentare gli interessi delle classi più deboli, visto che le regole alle quali questi governi si ispirano sono quelle del mercato, del profitto, della concorrenza, delle cosiddette liberalizzazioni.
Noi “postali” ne sappiamo qualcosa.
E, così, allo sciopero generale nazionale del 17 novembre 2006, indetto da tutti i sindacati di base, abbiamo da dire la “nostra”:
- non vogliamo svendere il servizio postale;
- vogliamo migliori condizioni di lavoro e salario adeguato, capovolgendo l’attuale piramide salariale che vede premiati “chi non fatica” e “sfruttati” chi produce la ricchezza di cui si vanta il management aziendale (e sindacati concertativi compresi);
- non vogliamo né precari né precarietà e devono restituire il “maltolto” a reintegrati-consolidati;
Scioperare non è una festa.
E’ una lotta, chiunque sia l’avversario di turno.
SCIOPERO GENERALE DI 24 ORE IL 17 NOVEMBRE 2006
Inizio dal turno notturno montante il 16/11/2006