Il sindacato di base vuole chiarezza sulla chiusura del Cpo di Castagnole
Dalla Tribuna di Treviso del 31 ottobre. BORDATE ALLA «TRIPLICE»

I Cobas delle poste chiedono chiarezza sulle ipotesi di chiusura del Cpo, il centro postale trevigiano di via Castagnole. «Noi lavoratori postali dell’Adl, associazione difesa lavoratori confederata Cobas di Treviso - dice Valter Soldera - denunciamo ancora una volta che, pur essendo cambiato il Governo, non sono cambiate le strategie aziendali e soprattutto i rapporti interni tra organizzazioni sindacali e lavoratori. La paventata chiusura del più importante ufficio postale nella lavorazione degli oggetti postali del territorio trevigiano sembra oramai imminente, con una preoccupante ricaduta sui lavoratori e sul servizio».
Non ci sono ancora notizie e comunicazioni ufficiali in merito alla possibile chiusura del Cpo, come conferma Poste Italiane. La preoccupazione fra i lavoratori è però alimentata dai rumors insistenti. «E’ nostra preoccupazione - prosegue Soldera - il destino di circa cinquanta addetti, oltra alla qualità del servizio offerto alla cittadinanza, dopo il trasferimento dello stesso a chilometri di distanza, ovvero Venezia e Padova. Questa ristrutturazione rientra in un piano più generale che riguarda diversi centri, tra cui anche Trieste dove, è notizia di questi giorni, è stato annunciato il taglio di cinquanta zone di recapito per affidarle probabilmente ai privati. Noi, come Adl - prosegue il sindacalista - condanniamo questo comportamento che privilegia solamente motivi di lucro e non tiene conto né della dignità dei lavoratori, né della qualità del servizio offerto». Soldera, infine, attacca il fronte sindacale composto dalla «triplice», ovvero Cgil, Cisl e Uil. «Conducono trattative con la controparte senza coinvolgere noi e i lavoratori - dice Soldera - è un modo di fare inaccettabile».
Il centro di smistamento di via Zanella a Selvana era stato trasferito in via Castagnole a inizio del 2004, dopo mesi di discussioni e polemiche. Il settore della posta registrata (raccomandate) è stato trasferito al Centro meccanizzazione postale (Cmp) di Padova, mentre gli altri settori erano finiti nel nuovo capannone in via Castagnole, a Monigo, più piccolo (circa un terzo). Da allora si sono inseguite voci e ipotesi su un ulteriore ridimensionamento o addirittura su una possibile chiusura del Cpo trevigiano a seguito del trasferimento a Venezia dello smistamento delle stampe (giornali settimanali, mensili, pubblicità). «Degli attuali 60 dipendenti - avevano detto i Cobas già a fine 2005 - potrebbero restarne in servizio poco più di 20».
Altro punto sul quale i lavoratori delle poste si interrogano è quello del destino degli uffici più piccoli: circa 70 di essi in Italia, secondo le parole dell’amministratore delegato dell’azienda, Massimo Sarmi, saranno chiusi o limitati negli orari di apertura. Ce ne sono anche a Treviso? Poste Italiane smentisce, ma non basta a tranquillizzare i dipendenti. (f.p.)
Tribuna di Treviso 31 ottobre 2006
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