Considerato l’importanza che ha avuto e che continua ad avere il tipo di lavoro a tempo determinato, flessibilità ed altre forme consentite dalle normative vigenti, considerato pure il clamore suscitato dall’ argomento lavoro in seno alla società, tanto che è stato diverse volte oggetto di discussione sia sulla carta stampata che nelle varie emittenti televisive, il sottoscritto in qualità di presidente di " Trapani per l’ulivo" non può fare a meno di evidenziare lo sviluppo avuto dal problema dei tempi determinati assunti nel tempo da Poste Italiane S.p.A..
Il fenomeno ha interessato nel tempo circa 30.000 lavoratori di cui 15.000 riammessi in servizio in virtù di varie sentenze positive emesse dai Giudici ai vari livelli , mentre per i restanti 15.000 sono in attesa di giudizio di I grado o in alternativa rinunciare a tutto ed essere inseriti in una graduatoria Nazionale ed aspettare di essere chiamati.
È’ facilmente comprensibile come tali assunzioni o le possibilità di assunzioni abbiano rivestito ed abbiano avuto vasta risonanza specialmente in paesi ad alta percentuale di disoccupazione, e con ciò si intende riferirsi alla Sicilia e a Trapani in modo particolare che rappresenta il Sud del Sud.
Tale problema ha vissuto varie fasi tra entusiasmo e successivo abbattimento morale da parte degli interessati .
Proprio in questi giorni per cercare di risolvere un contenzioso dalla durata triennale circa, ha visto seduti intorno ad un tavolo la parte datoriale e le Organizzazioni Sindacali di categoria, e da tale incontro è sortito un verbale di accordo che da alcune parti, specialmente da quelle allocate nell’ attuale maggioranza politica del paese è stato venduto e sbandierato quale accordo risolutivo delle aspettative dei lavoratori.
Tale può sembrare ad una superficiale lettura, mentre in realtà calandosi nei vari contenuti e nell’ esame approfondito dell’ accordo stesso si riscontrano punti di caduta e condizioni che lo fanno somigliare e qualificare per quello che in sostanza è, ossia, a mio parere, un accordo capestro, tali e tante sono le rinunce a cui il lavoratore deve assoggettarsi, tali e tante sono i vantaggi che ne riceverà l’Azienda Poste.
Infatti, al di là della bontà dell’accordo stesso, credo che le valutazioni debbano essere di due tipi.
Se da un lato l’accordo permetterà a circa 15.000 unità di essere consolidati nel mondo del lavoro, dall’altro ha vanificato quello che giurisprudenza aveva consolidato nei vari livelli di giudizio.
Certo, l’entusiasmo istantaneo è comprensibile e vale bene un festeggiamento ma è pur vero che l’irrefrenabile entusiasmo sfumerà non appena, conti alla mano, gli interessati vedranno prosciugare il proprio portafoglio.
La valutazione dal punto di vista politico salva in parte le Organizzazioni Sindacali di categoria firmatarie dell’accordo, che dalla loro hanno solo il merito di aver creato occupazione, ma nello stesso tempo ha messo a nudo con quanta superficialità e limitatezza sia stata gestita tutta la partita.
Per chi ha memoria storica e per chi di questa se ne serve, basti pensare che comunicati di appena pochi mesi fa rivendicavano giustamente e con fermezza lo stato di diritto, lo stesso stato di diritto che inequivocabilmente i Giudici di I grado hanno brillantemente avvalorato nella loro articolata sentenza.
Ancora una volta l’elementare regola democratica è stata vanificata dall’imperiosa scelta di chiudere in quattro e quattrotto un accordo poco chiaro o fin troppo chiaro.
Non sarebbe stato più opportuno far valutare ai lavoratori la bontà o meno dell’accordo?
Non sarebbe stato più opportuno corresponsabilmente ricevere il mandato dei lavoratori?
E comunque, non sarebbe stato più opportuno e democraticamente più corretto spiegare unitariamente il verbale di accordo ai lavoratori?
Da quello che si sa, ognuno ha cercato in casa propria di spiegare al meglio e a convenienza il famigerato accordo.
E anche li, le dissonanze, le divergenze, le proprie interpretazioni hanno generato ulteriore confusione nella mente del lavoratore.
Ma, la parola d’ordine è una sola, firma e fallo subito.
Qualcuno ha scritto che è un accordo "Epocale", è vero, tanto sarà epocale che i lavoratori lo ricorderanno almeno fino al 2012, anno in cui presumibilmente gli stessi finiranno di pagare le somme che verranno loro trattenute in virtù delle rinunce degli effetti Giuridici - Economici, cui dovranno assoggettarsi in sfregio a
quanto sentenziato dai vari Giudici in sede di giudizio di primo grado.
Altro punto da evidenziare, in quanto parte fondamentale e sostanziale e che il lavoratore verrà surrettiziamente spinto ad accettare il consolidamento entro la data prevista del 14 Marzo 2006 , rinunciando con ciò obtortocollo al giudizio di II grado, con evidente spregio dello stato di diritto.
Stato di diritto in un primo tempo difeso a spada tratta dalle parti sociali di categoria.
In considerazione delle rinunce economiche, in considerazione delle rinunce giuridiche, sorge spontaneo chiedersi se tale posto di lavoro non sia stato comprato, o se tutto il polverone sollevato dall’accordo di cui trattasi non sia una manovra politico-elettorale svolta sotto traccia.
Trapani 05febbraio2006
Il Presidente
Trapani per l’ulivo
Pietro Li Causi
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