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Dicembre 2009
NOTIZIARIO RdB AGENZIE FISCALI di PADOVA e ROVIGO - "FINANZE IN MOVIMENTO" N° 1

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Notiziario Sanità dell'Associazione Difesa Lavoratori di Padova # 11 (marzo 20098)

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Dicembre 2008
Notiziario Sanità dell'Associazione Difesa Lavoratori di Padova # 10 (dicembre 08)

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Finanze in Movimento: Notiziario RdB Agenzie Fiscali di Padova e Provincia n° 0

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Novembre 2008
Notiziario Sanità dell'Associazione Difesa Lavoratori di Padova # 9 (novembre 08)

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Notiziario Sanità dell'Associazione Difesa Lavoratori di Padova # 8 (settembre e ottobre 08)

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La strana “vittoria” dei precari postali...
sciopero nazionale dei “precari” (con possibili e augurabili adesioni dei colleghi) di 24 ore, il giorno di lunedì 6 marzo 2006
GIOVEDÌ 9 FEBBRAIO 2006

da adlinvisibili


Chi ha letto l’accordo del 13 gennaio ’06, con il quale Poste Italiane S.p.A. ed i sei sindacati della concertazione CGIL-CISL-UIL-CISAL-CONFSAL-UGL presuntuosamente e pomposamente proclamano la conclusione positiva della lunga stagione dell’ultima ondata di precari (1997/2005), non può che considerarlo per quello che è, materialmente e ideologicamente: un ricatto.

La parte che tiene in ostaggio circa 30.000 persone (uomini e donne, non pacchi...) chiede in cambio della stabilità (per alcuni) l’azzeramento di un pezzo di vita individuale e collettivo, fatto di migliaia di cause vinte, di attese sofferte, di speranze, di lotta, di spese, di progetti, di gioie...

E con l’azzeramento, impongono anche l’ulteriore sudditanza, l’infamia finale: quella della mobilità assoluta.

E agli altri, il calvario di una "graduatoria" disperata.

La strategia di Poste Italiane S.p.A., di vendersi sul mercato azionario privato entro il 2009, passa attraverso il sacrificio umano di migliaia di lavoratori. E il consenso delle OO.SS. firmatarie del CCNL rende agevole questo percorso e quell’obiettivo.

Occorre una “risposta dura”.

La nostra proposta “Politica” per sfuggire alla pesantezza del ricatto, è quella di una generale mobilitazione, che coinvolga tutti, chi lavora ma è ancora sotto giudizio, e chi ha iniziato il processo giudiziario.

 Occorre sapere che:

  • la scadenza per un eventuale adesione all’accordo è fissata, per i primi al 14 marzo 2006 e per i secondi al 15 maggio 2006;

  • chiunque partecipa alla lotta non è comunque escluso dalla eventuale sottoscrizione dell’accordo

  • in caso di adesione si può indicare l’Organizzazione Sindacale Cobas pt-Cub per la stesura dell’accordo stesso sia in sede sindacale che istituzionale;

  • non decidere nulla... se non in prossimità delle suddette scadenze, proseguendo intanto tutte le iniziative legali necessarie e programmate

 

L’Assemblea dei territori (Coordinamento Nazionale Precari PT) del 7 febbraio 2006 a Roma, unitamente a Cobas pt-CUB, Cobas Poste e Slai Cobas, ha deciso:

sciopero nazionale dei “precari”

(con possibili e augurabili adesioni dei colleghi) di 24 ore, il giorno di lunedì 6 marzo 2006 (con inizio dal turno montante della sera del 5 marzo), con manifestazione a Roma, davanti al palazzo delle Poste, viale Europa 190, verso le ore 12 del 6 stesso.

Perché ... se un accordo è utile ed opportuno, un accordo diverso (che assicuri a tutti un lavoro stabile) è necessario e solo un urto di massa può deciderlo.

 Milano, 8 febbraio 2006

 

Una delegazione guidata dal dr. Giovanni Ventrella di Bari - già membro del vecchio consiglio di Amministrazione P.T. - tenterà un incontro con la dirigenza P.T.


 

Viale Lombardia 20, 20131 MILANO tel 02.2663474 Fax 02.70602409 email cobaspt@tiscalinet.it www.cub.it

e altre sedi territoriali



dal quotidiano Liberazione del 8 febbraio 2006:

Per il 6 prevista una manifestazione davanti alla sede della società per chiedere un nuovo accordo, questa volta collettivo.

I precari rifiutano il ricatto di Poste Italiane. A marzo la mobilitazione.

Valeria Rey Iprecari “ricorrenti” della società Poste Italiane non ci stanno. L’accordo sottoscritto il 13 gennaio dai sindacati Cgil, Cisl, Uil con la società per risolvere l’annosa questione dei trentamila precari in causa, 13mila delle quali passate in giudicato almeno in prima istanza e a loro favorevoli, ha un prezzo troppo alto. Per questo i precari dei Cobas Pt Cub, Slai Cobas, Confederazione Cobas Poste insieme al Comitato Nazionale dei precari e al Coordinamento ricorrenti, si sono dati appuntamento il 6 marzo a Roma, davanti alla sede centrale delle Poste, per chiedere di riscrivere un accordo, questa volta collettivo, che metta sullo stesso piano i 30mila precari in causa e che non sia una semplice “arma di ricatto” per un contratto a tempo indeterminato. Secondo quell’intesa i 13 mila con sentenza alla mano dovrebbero rinunciare entro il 16 marzo ai soldi che l’azienda ha dovuto versare sia in termini retributivi che previdenziali, restituendoli alle Poste, rinunciare all’anzianità maturata e ai contributi degli anni lavorativi riconosciuti (con effetto sulla pensione), rinunciare a 4 giorni di ferie, che passano da 32 a 28 nel nuovo contratto e anticipare di tasca propria persino il valore fiscale che l’azienda ha versato. Tutto questo per sottoscrivere un contratto ex novo, è vero a tempo indeterminato, ma che in previsione dell’ingresso di Poste in Borsa, avrà un peso certamente inferiore in termini di anzianità che tanto peso ha, invece, in vista di riorganizzazioni aziendali e di tagli al personale in una logica di mercato.

Per avere la certezza del posto il precario ricorrente, ad esempio, pagherebbe 70mila euro, 8 anni di anzianità, quelli riconosciuti dalla sentenza in primo grado, e la riduzione delle ferie.

Eppure negli ultimi anni la Cassazione ha dichiarato nulli per ben trentacinque volte quei contratti che i precari hanno agitato davanti ai giudici in primo grado e con i quali hanno ottenuto una prima vittoria. Questo vorrebbe dire che dei 13mila il 70-80% avrebbe la possibilità di ottenere in Cassazione il tanto agognato contratto a tempo indeterminato con tutti gli arretrati salariali, contributivi e fiscali.

Per gli altri 17mila lavoratori in gioco l’accordo, invece, prevede l’inserimento in una graduatoria nazionale dalla quale nei successivi tre anni la società Poste si impegnerebbe ad assumere con contratti in prevalenza a tempo determinato. Accordo questo che, di fatto, non cambia la situazione dei precari senza sentenza che, però, dovrebbero rinunciare a qualsiasi azione legale contro l’azienda. In vista di possibili riorganizzazioni aziendali la graduatoria non avrebbe alcun motivo di sussistere.

La necessità di Poste Italiane di metter fine ad un contenzioso così consistente, che potrebbe aumentare visto che dal luglio 1997 a dicembre 2005 i contratti a tempo determinato raggiungono la cifra di 80mila, rientrerebbe nella strategia messa a punto per l’ ingresso in Borsa previsto per il 2008. La Corte dei Conti ha gia ammonito Poste Italiane per i 158 milioni di euro di spese legali sostenute dalla società e per entrare in Borsa i conti devono essere a posto.




ALLEGATI

logo DOCUMENT 360

La strana vittoria dei precari postali : Volantino Cobaspt-CUB
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logo DOCUMENT 365

Quotidiano Liberazione del 08.02.06 : I precari rifiutano il ricatto di Poste Italiane. A marzo la mobilitazione.
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adlinvisibili



> Riceviamo e pubblichiamo
9 febbraio 2006, Pietro Li Causi  

Considerato l’importanza che ha avuto e che continua ad avere il tipo di lavoro a tempo determinato, flessibilità ed altre forme consentite dalle normative vigenti, considerato pure il clamore suscitato dall’ argomento lavoro in seno alla società, tanto che è stato diverse volte oggetto di discussione sia sulla carta stampata che nelle varie emittenti televisive, il sottoscritto in qualità di presidente di " Trapani per l’ulivo" non può fare a meno di evidenziare lo sviluppo avuto dal problema dei tempi determinati assunti nel tempo da Poste Italiane S.p.A..

Il fenomeno ha interessato nel tempo circa 30.000 lavoratori di cui 15.000 riammessi in servizio in virtù di varie sentenze positive emesse dai Giudici ai vari livelli , mentre per i restanti 15.000 sono in attesa di giudizio di I grado o in alternativa rinunciare a tutto ed essere inseriti in una graduatoria Nazionale ed aspettare di essere chiamati.

È’ facilmente comprensibile come tali assunzioni o le possibilità di assunzioni abbiano rivestito ed abbiano avuto vasta risonanza specialmente in paesi ad alta percentuale di disoccupazione, e con ciò si intende riferirsi alla Sicilia e a Trapani in modo particolare che rappresenta il Sud del Sud.

Tale problema ha vissuto varie fasi tra entusiasmo e successivo abbattimento morale da parte degli interessati .

Proprio in questi giorni per cercare di risolvere un contenzioso dalla durata triennale circa, ha visto seduti intorno ad un tavolo la parte datoriale e le Organizzazioni Sindacali di categoria, e da tale incontro è sortito un verbale di accordo che da alcune parti, specialmente da quelle allocate nell’ attuale maggioranza politica del paese è stato venduto e sbandierato quale accordo risolutivo delle aspettative dei lavoratori.

Tale può sembrare ad una superficiale lettura, mentre in realtà calandosi nei vari contenuti e nell’ esame approfondito dell’ accordo stesso si riscontrano punti di caduta e condizioni che lo fanno somigliare e qualificare per quello che in sostanza è, ossia, a mio parere, un accordo capestro, tali e tante sono le rinunce a cui il lavoratore deve assoggettarsi, tali e tante sono i vantaggi che ne riceverà l’Azienda Poste.

Infatti, al di là della bontà dell’accordo stesso, credo che le valutazioni debbano essere di due tipi.

Se da un lato l’accordo permetterà a circa 15.000 unità di essere consolidati nel mondo del lavoro, dall’altro ha vanificato quello che giurisprudenza aveva consolidato nei vari livelli di giudizio.

Certo, l’entusiasmo istantaneo è comprensibile e vale bene un festeggiamento ma è pur vero che l’irrefrenabile entusiasmo sfumerà non appena, conti alla mano, gli interessati vedranno prosciugare il proprio portafoglio.

La valutazione dal punto di vista politico salva in parte le Organizzazioni Sindacali di categoria firmatarie dell’accordo, che dalla loro hanno solo il merito di aver creato occupazione, ma nello stesso tempo ha messo a nudo con quanta superficialità e limitatezza sia stata gestita tutta la partita.

Per chi ha memoria storica e per chi di questa se ne serve, basti pensare che comunicati di appena pochi mesi fa rivendicavano giustamente e con fermezza lo stato di diritto, lo stesso stato di diritto che inequivocabilmente i Giudici di I grado hanno brillantemente avvalorato nella loro articolata sentenza.

Ancora una volta l’elementare regola democratica è stata vanificata dall’imperiosa scelta di chiudere in quattro e quattrotto un accordo poco chiaro o fin troppo chiaro.

Non sarebbe stato più opportuno far valutare ai lavoratori la bontà o meno dell’accordo?

Non sarebbe stato più opportuno corresponsabilmente ricevere il mandato dei lavoratori?

E comunque, non sarebbe stato più opportuno e democraticamente più corretto spiegare unitariamente il verbale di accordo ai lavoratori?

Da quello che si sa, ognuno ha cercato in casa propria di spiegare al meglio e a convenienza il famigerato accordo.

E anche li, le dissonanze, le divergenze, le proprie interpretazioni hanno generato ulteriore confusione nella mente del lavoratore.

Ma, la parola d’ordine è una sola, firma e fallo subito.

Qualcuno ha scritto che è un accordo "Epocale", è vero, tanto sarà epocale che i lavoratori lo ricorderanno almeno fino al 2012, anno in cui presumibilmente gli stessi finiranno di pagare le somme che verranno loro trattenute in virtù delle rinunce degli effetti Giuridici - Economici, cui dovranno assoggettarsi in sfregio a quanto sentenziato dai vari Giudici in sede di giudizio di primo grado.

Altro punto da evidenziare, in quanto parte fondamentale e sostanziale e che il lavoratore verrà surrettiziamente spinto ad accettare il consolidamento entro la data prevista del 14 Marzo 2006 , rinunciando con ciò obtortocollo al giudizio di II grado, con evidente spregio dello stato di diritto.

Stato di diritto in un primo tempo difeso a spada tratta dalle parti sociali di categoria.

In considerazione delle rinunce economiche, in considerazione delle rinunce giuridiche, sorge spontaneo chiedersi se tale posto di lavoro non sia stato comprato, o se tutto il polverone sollevato dall’accordo di cui trattasi non sia una manovra politico-elettorale svolta sotto traccia.

Trapani 05febbraio2006

Il Presidente

Trapani per l’ulivo

Pietro Li Causi

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