Il Decreto Ronchi con il voto di fiducia del Governo Berlusconi passato sotto assoluto silenzio, ha di fatto aperto la porta alla privatizzazione dell’acqua e dei rifiuti.
Ha reso una volta per tutte appetibile un mercato con un giro d’affari annuo da 2530 milioni di euro, con oltre 35.000 impiegati in circa 250 imprese idriche.
In una situazione come quella attuale dove si è visto anche in una sede di accordi mondiali come Copenaghen, l’impossibilità di raggiungere accordi seri da parte dei grandi della terra per non penalizzare i vari interessi in gioco, iniziare oggi un percorso di privatizzazione dell’acqua vuol dire togliere a tutti i cittadini il controllo di un bene comune fondamentale per una migliore qualità della vita per privilegiare interessi privati, e poco importa se per arrivare a questo si inizierà il progetto di privatizzazione nel 2012 o nel 2015, il risultato finale sarà che l’acqua non sarà più sotto il controllo dei cittadini, che non potranno così più controllare il costo della stessa e nemmeno controllare che siano investiti i 60 miliardi di euro necessari per ristrutturare completamente le condotte e le fognature d’Italia per evitare di continuare a sprecare dal 30 al 40% dell’acqua che le percorre.
In contemporanea la “nostra” multiutility triestino-padovana, sta lavorando per allargare la propria zona d’azione, e per modificare l’attuale assett societario, con l’ingresso di un’altra multiutility denominata LINEA GROUP HOLDING che opera nella zona di Cremona e che serve circa un milione di abitanti, che ha un capitale investito di circa 250Ml di euro, con un fat-turato di circa 230 Ml di euro e con circa 1400 dipendenti ed è a totale capitale pubblico.
Se questa unificazione andasse in porto, ovviamente gli attuali scenari si modificherebbero, la “nostra” società diventerebbe molto più grande, il territorio interessato sarebbe più ampio, le decisioni e gli effetti delle stesse coinvolgerebbero molti più utenti e molti più interessi.
Il valore delle azioni in Borsa sarebbe probabilmente più interessante, il peso della società nel panorama nazionale delle multiutility né risulterebbe rafforzato, ma non sarebbero risolti i nodi posti dal Decreto Ronchi e probabilmente dal punto di vista meramente locale non è detto che il territorio padovano, le Istituzioni i cittadini ed i lavoratori, ne ricevano un utile in campo di autonomia decisionale, di efficienza e qualità del servizio.
Non vorremmo cioè che anche questa Amministrazione, che ricordiamo ai tempi dell’unificazione (svendita) con Acegas si dichiarò contraria considerandola una operazione poco chiara ed ancor meno conveniente, in questo caso pur di incamerare utili immediati o futuri, tralasciasse di valutare completamente tutti gli effetti che questa nuova unificazione potrebbe portare alla città al territorio ed ai cittadini.
Chiediamo in sostanza che pur con i limiti imposti dai mercati finanziari, i cittadini. i lavoratori e tutti i soggetti interessati siano messi in condizioni, prima di arrivare a questa importante decisione, di valutare i pro ed i contro, i vantaggi e gli svantaggi, l’utilità o meno di una operazione che comunque a nostro parere deve garantire il controllo pubblico di questi Beni Comuni, il controllo delle tariffe, dei posti e della qualità del lavoro ed una migliore qualità del servizio.
Solo se queste condizioni saranno rispettate noi crediamo saranno fatti gli interessi dei cittadini e dei lavoratori, per evitare di trovarci tutti con in mano solo aria.