sempre più poveri, sempre più spremuti
servizi comunali
Si possono fare miracoli anche senza le stimmate, basta lavorare un po’ coi numeri, coi redditi, con lo spauracchio del privato e aggiugervi un po’ di populismo che non guasta mai ......
MIRACOLO A PADOVA
Qualche breve considerazione sull’aumento delle rette degli asili nido: la procedura utilizzata dal comune fornisce un modello esemplificativo di governance locale in materia di (taglio dei) servizi.
Gli aumenti, resi necessari dai minori trasferimenti ai Comuni operati dal governo in carica, sono andati a ricadere puntualmente sulle fasce più deboli della popolazione, attraverso un’ operazione che ha del mirabile per la sua efficienza.
Come è noto il contributo richiesto dal comune per le mense degli asili nido è suddiviso in dieci fasce legate al reddito familiare.
Ci si chiederà :dove saranno andati a pescare i quattrini per far quadrare i conti?
Ovviamente dalle fasce a reddito più basso, cioè dalle prime tre.
Le famiglie più tartassate sono quelle con un reddito da 0 a 5165 euro annui che si troveranno, nel giro di un anno a dover contribuire con 100 euro a fronte dell’esenzione finora goduta.
Queste famiglie sono piuttosto numerose a Padova (circa 225) ed è proprio per questo motivo che l’assessore Piron ha voluto accordare loro il privilegio di contribuire in modo cospicuo al risanamento delle casse comunali.
D’altronde perchè andare a vessare i pochi rappresentanti della decima fascia, gente che viaggia sui 26000 annui: si correrebbe il rischio di spaventarli e farli fuggire verso strutture totalmente private, come esemplificato dall’assessore nel corso di un recente incontro pubblico. Una sorta di fuga dei pannolini da accostare alla ben più nota fuga dei cervelli.
Ma tornando alla rispettabilità, è su questo punto che la lungimiranza dell’assessore si è rivelata vincente: nei mesi precedenti l’annuncio dei tagli, si è prodotta, a mezzo stampa, una puntuale campagna di criminalizzazione di coloro che, attraverso la dichiarazione ISEE, richiedono l’esenzione dalla retta.
E’ stato insinuato, a più riprese, che non si tratti di veri poveri, ma di subdoli evasori fiscali, nemici dichiarati del bene comune.
E’ evidente che nessuno può mettere in discussione il dovere morale dell’autorità competente di accertare chi evade il fisco, ma cosa c’entra questo con chi fatica ad arrivare a fine mese?
Forse sono le radici cattoliche dell’assessore che gli hanno consentito di compiere il “miracolo” di risolvere il problema della povertà facendo sparire, con un sapiente gioco di prestigio, proprio i poveri stessi.
Questo atteggiamento di colpevolizzazione del meno fortunato è, a mio avviso, la vera matrice comune alle politiche di smantellamento del welfare sia da destra che da sinistra.
E’ un atteggiamento che mette al riparo dalla tentazione di produrre misure sociali di qualunque tipo perchè chi è in difficoltà deve rimboccarsi le maniche e risollevarsi da sé, senza baloccarsi con l’idea di essere aiutato dalla comunità.
Se non ce la fa e scivola nella povertà, tanto per cominciare è colpa sua, e poi diventa oggetto di carità cristiana, ma mai latore di diritti, che si erogano solo in relazione alla produttività e ormai nemmeno più a quella.
Demandare il bisognoso all’assistenza sociale è,in certi casi, doveroso, ma qui stiamo parlando di famiglie investite dalla crisi, magari con separazioni alle spalle, che fanno fatica a stare a galla, ma che contano di risollevarsi.....forse qualche strumento di intervento più adeguato, con un po’ di buona volontà, si potrebbe trovare.
Non disperiamo ma contiamo sulla spinta dal basso dei comitati, piuttosto che sui “fioretti” dell’assessore.
Una piccola nota a margine di questa triste ma istruttiva vicenda: una maestra eccessivamente compiacente nei confronti delle direttive comunali ha intimato ad una piccola alunna di non presentarsi più a scuola senza che la madre avesse preventivamente saldato il “conto” sospeso della mensa.
Immagino che l’assessore abbia ben valutato quali lacerazioni ed angosce si possano produrre nell’animo infantile in tale incredibile e vergognosa situazione.
In certe situazioni chi amministra deve sapersi prendere le proprie responsabilità,in caso contrario sono convinto che sarebbe un’ imperdonabile ipocrisia scaricare tutta la responsabilità dell’accaduto sulla zelante insegnante. Ma, guarda caso, le cose sono andate proprio cosi’.
a cura di Maurizio [pippo] Peggion
per i Cobas Scuola di Padova
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