Ora la riforma della scuola superiore ha una strada tutta in discesa. Il Ministero ha ritardato il termine delle iscrizioni di un mese, al 27 febbraio.
Le Regioni hanno dato il parere, positivo o negativo ha poca importanza, perchè è un parere consultivo e il Governo va avanti comunque. Ma è un parere obbligatorio.
Superiori ...e adesso?
Ora la riforma della scuola superiore ha una strada tutta in discesa. Il Ministero ha ritardato il termine delle iscrizioni di un mese, al 27 febbraio.
Le Regioni hanno dato il parere, positivo o negativo ha poca importanza, perchè è un parere consultivo e il Governo va avanti comunque. Ma è un parere obbligatorio.
Se le Regioni, almeno quelle di centrosinistra, avessero fatto ostruzionismo, ritardando il parere di un mese o due, non ci sarebbero stati i tempi tecnici per iniziare con la riforma già dall’anno prossimo.
La diminuzione del tempo scuola è netta e sarà in media 4-6 ore settimanali.
Sono previste:
27 ore settimanali nel primo biennio del liceo classico, linguistico, scientifico, delle scienze umane, economico sociale, scientifico tecnologico;
30 ore nel triennio del liceo (31 al classico)
34 ore per il liceo artistico, che assorbe l’istituto d’arte;
32 ore per il liceo coreutico e musicale;
32 ore per l’istituto tecnico commerciale (2 specializzazioni: amministrazione e turismo)
32 ore per l’istituto tecnico industriale (9 specializzazioni: meccanica, trasporti, elettronica, informatica, grafica, chimica, moda, agraria, costruzioni)
32 ore per gli istituti professionali (industria, artigianato, agricoltura, manutenzione, sociosanitari, alberghiero, commerciale).
Si dice che i laboratori sono strategici, ma si taglia il 30% delle ore e la compresenza con l’insegnante tecnico pratico.
E’ prevista una quota di flessibilità nell’orario di lezione:
nel liceo si prevede un 20% di flessibilità nel primo biennio e nell’ultimo anno e un 30% nel secondo biennio. Questo vuol dire da 5 a 10 ore settimanali, da una a quattro materie potrebbero cambiare (essere sostituite con altre o vedere modificato il numero delle ore) e questo cambiamento può essere deciso non solo dalla scuola, ma anche dalla regione;
nell’istituto tecnico 30% nel secondo biennio e 35% nell’ultimo anno (10/11 ore) ;
nell’istituto professionale è ancora maggiore: 25% nel primo biennio, 35% nel secondo biennio, 40% al quinto anno (da 8 a 12/13 ore).
Nei decreti si dice: “Gli istituti tecnici e professionali costituiscono un comitato tecnico-scientifico (i licei un comitato scientifico) (...) con una composizione paritetica di docenti e di esperti del mondo del lavoro (...) con funzioni consultive e di proposta per l’organizzazione delle aree di indirizzo e l’utilizzazione degli spazi di autonomia e di flessibilità”.
Si azzerano senza alcuna valutazione tutte le sperimentazioni che si sono sviluppate negli ultimi 3 decenni, sostituendo in gran parte i percorsi ordinari.
In particolare l’istituto professionale era stato profondamente rinnovato a partire dagli anni ’90 (Progetto 92 e 2002) con un biennio comune, che aveva rafforzato le conoscenze di base e aveva inserito ore di approfondimento e una terza area che prevedeva un reale approccio con la realtà lavorativa del settore sotto la supervisione del consiglio di classe.
Non è ancora chiaro se la riforma riguarderà solo le prime, come dice Gelmini, o anche le seconde come è scritto nel testo del decreto.
In questo caso verrebbe leso il diritto degli studenti di seconda, che non vedrebbero rispettata la scelta di un percorso scolastico fatta al momento dell’iscrizione.
Nel regolamento si prevede che le terze e le quarte degli istituti tecnici abbiano un orario ridotto a 32 ore settimanali da subito, mantenendo lo stesso numero di materie.
Come questo verrà attuato non è ancora chiaro, ma si prospetta la possibilità di ridurre proporzionalmente il tempo dedicato ad ogni materia, giocando sulle unità didattiche di 50 minuti (in 32 ore di 60 minuti ci possono stare 36 unità didattiche di 50 minuti più un intervallo di 15 minuti al giorno e avanza anche qualcosa).
Questo vuol dire però che gli insegnanti si vedranno aumentare il numero delle lezioni e quindi presumibilmente il numero delle classi. Vuol dire fare 21 lezioni da 50 minuti (anziché 18 da 60 minuti) per garantire i vecchi ordinamenti ancora vigenti e consentire i tagli già previsti e preventivati con la finanziaria Tremonti 2009.
La riforma a regime provocherà la perdita di più di 17.000 posti di lavoro.
“La riforma prevede una riduzione di indirizzi e di classi, che dovrà produrre entro il 2012 un risparmio di docenti per oltre 2.500 posti nei licei, oltre 10.300 nei tecnici e 4.300 nei professionali.” (Italia Oggi, 3/11/2009)
Questa riforma vanifica l’innalzamento dell’obbligo a 16 anni.
L’innalzamento dell’obbligo esiste nel nostro ordinamento dall’agosto 2007 (D.M. 139 22/8/2007), ma per essere effettivo richiede la istituzione di un biennio unitario di tutta la scuola superiore per spostare in avanti la scelta definitiva del percorso scolastico.
La scelta precoce, a 13 anni, è una delle cause più rilevanti dell’insuccesso scolastico.
Ma rivedere la scelta iniziale è possibile solo se non ci sono eccessive differenze tra il biennio di un indirizzo e l’altro.
Al contrario, in questa riforma i bienni iniziali dei licei sono fortemente differenziati tra di loro e da quelli degli istituti tecnici e professionali in quanto ad orario e discipline.
Si conferma così la scelta precoce e una separazione degli studenti in gran parte determinate da condizioni sociali, culturali ed economiche di partenza.
Separazione che viene aggravata dalla possibilità di assolvere l’obbligo anche nei percorsi triennali di formazione professionale regionale.
Non possiamo stare a guardare.
Dobbiamo reagire con determinazione contro la scuola di Tremonti e Gelmini,
contro la scuola dell’ignoranza e della disuguaglianza.
COBAS SCUOLA
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Padova novembre 2009, sip.